Vendredi 16 octobre 2009
di MIRIAM MAFAI

Manifestazione a Roma
contro l'omofobia
ECCO una buona notizia per coloro che, in un'Italia che si è fatta sempre più incattivita e feroce, si muovono ogni
notte, come cani da caccia, alla ricerca di una vittima da insultare, picchiare, trascinare per terra, sputacchiare,
calpestare. Una vittima colpevole di una sua presunta "diversità". Una buona notizia, insomma per quanti hanno imparato
e hanno in serbo gli insulti più volgari da buttare in faccia a coloro che, uomini o donne, hanno abitudini e tendenze
sessuali diverse da quanti si definiscono "normali".

Questi presunti "normali" si appostano nelle strade frequentate da gay o lesbiche, li aspettano all'uscita dei locali
da loro abitualmente frequentati, li inseguono, li insultano, li picchiano, abbandonandoli poi sanguinanti per terra.
In questi ultimi giorni è accaduto più di una volta, in molte nostre città. È successo ancora a Roma, nella notte tra
lunedì e martedì, in pieno centro, dove due presunti "diversi" sono stati lasciati a terra, sanguinanti, da un gruppo
di teppisti "normali".

Ecco dunque per questi presunti "normali" una buona notizia. Alla Camera ieri è stato affossata una legge contro
l'omofobia che, prima firmataria Paola Concia del Pd, inseriva tra le aggravanti dei reati, "fatti commessi per
finalità inerenti all'orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa". Era una buona legge. Flavia
Perina, del Pdl, me ne aveva parlato recentemente, come di una legge che avrebbe dimostrato la possibilità di operare
insieme, maggioranza e opposizione, per affrontare e risolvere problemi condivisi, superando il clima di feroce
contrapposizione che caratterizza ormai da tempo la nostra vita politica.

La legge sembrava poter arrivare al traguardo. E invece no. Con un asse tra Udc e quasi tutto il centrodestra, è stata
dichiarata l'incostituzionalità delle norme, seppellendo definitivamente il testo di legge. Se e mai un provvedimento
contro l'omofobia rivedrà la luce, dovrà essere un disegno di legge nuovo e dovrà ricominciare l'iter dall'inizio.
Tempi biblici, dunque.

Non tutta la maggioranza, tuttavia, si è prestata all'affossamento. Nove deputati, cosiddetti "finiani" hanno votato
contro il rinvio della legge in Commissione Giustizia. Tra questi Flavia Perina, Italo Bocchino, Benedetto Della
Vedova, Chiara Moroni. E altri deputati del Pdl si sono astenuti. Tra questi Giulia Buongiorno, presidente della
Commissione Giustiziasi, Elio Vito e Gianfranco Rotondi. Anche l'opposizione, tuttavia, ha dovuto registrare la sua
defezione. Ancora una volta l'on. Paola Binetti ha preso le distanze dal gruppo cui appartiene e votando con la
maggioranza, ha provocato una dura reazione di Franceschini.

La fine di questa legge rappresenta, lo dicevamo all'inizio, una buona notizia, forse addirittura un incoraggiamento,
per coloro che di notte vanno a caccia dei "diversi" in un paese che si va facendo sempre più incattivito, volgare e
feroce. Forse la cultura della tolleranza, del rispetto degli altri, una cultura che qualcuno liquida sprezzantemente
come "buonismo" è già perdente nel nostro paese. Ma sarà sempre più difficile vivere, convivere in un paese che faccia
della "caccia al diverso" uno sport diffuso e vincente.

© la Repubblica (14 ottobre 2009)
Par Checca Comunista
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Lundi 5 octobre 2009
A seguito dell’omicidio di Lindy Jacoma, riflettori e telecamere si
sono accesi sulle frequentazioni, da parte di uomini omosessuali,
delle aree di sosta autostradali; frequentazioni prevalentemente a
scopo sessuale.

Dopo lo sconcerto per il fatto di sangue e la paura (o la
rassegnazione?) di molti omosessuali, una domanda imbarazzante aleggia
nell’opinione pubblica: perché “insospettabili” padri di famiglia,
studenti, lavoratori, professionisti, persone dabbene, si riducono a
frequentare luoghi squallidi e maleodoranti, talora mettendo persino a
rischio la loro incolumità? Tutto ciò per qualche attimo di sesso?

Per decenni si è pensato di poter rispondere sbrigativamente di sì,
imputando tutto alla perversione e alla devianza. Difatti, finché
l’omosessualità è stata assimilata a perversione e devianza, la
risposta affermativa archiviava il fenomeno dei così detti “balletti
verdi”, che in tal modo appariva basato su una logica stringente: a
una pratica ritenuta riprovevole – il sesso fra maschi – faceva da
sfondo una cornice sordida e clandestina.

Oggi le conoscenze in materia di omosessualità e l’evoluzione del
dibattito pubblico sul tema consentono di rispondere in maniera più
sincera e argomentata alla scomoda domanda. Ora che un omicidio s’è
consumato, è doveroso sollevare anche in Ticino la coltre di omertà
sul fenomeno, possibilmente per rimuoverne le cause ed evitare lo
stigma.

La gran parte delle persone omosessuali che si recano in quei posti lo
fa perché non ha alternative. Sul piano oggettivo, per esempio, perché
da noi non ci sono bar o luoghi associativi in cui si possa vivere
senza essere giudicati – e magari anche vilipesi o malmenati – per la
propria omosessualità. Sul piano soggettivo perché, non osando
dichiararsi, molti omosessuali sono costretti a relegare quest’aspetto
della loro identità vivendolo in luoghi “anonimi”, la cui
frequentazione non sia direttamente riconducibile, per l’appunto, alla
condizione omosessuale. Per essere chiari: entrare in un esercizio
commerciale gay, soprattutto là dove vige la legge de ‘Il paese è
piccolo e la gente mormora’, equivale a incollarsi addosso un’odiosa
etichetta. Piuttosto che appiccicarsela da soli, molti – molti più di
quanto non si pensi, in particolare tra le generazioni non più
giovanissime – preferiscono il buio, il freddo, il pericolo.

Se è successo quello che è successo sul Monte Ceneri; se ogni giorno
succede che omosessuali giovani e non più giovani vengono insultati,
aggrediti, pestati, è perché, nella nostra società c’è ancora molta
intolleranza. E quando si parla d’intolleranza – ma preferirei parlare
di mancanza di rispetto – non bisogna pensare per forza a gesti
criminali. L’intolleranza si propaga in maniera diffusa e strisciante,
per esempio allorché ci si scandalizza per un innocuo bacio gay (del
resto, ne avete visti mai, in Ticino?). Ogni gesto, ogni espressione
che inibisce a un omosessuale di fare in pubblico ciò che comunemente
tutti gli altri fanno, è un gesto che condanna molti omosessuali a una
vita clandestina e sofferta. Il delitto del Monte Ceneri ne ha dato la
riprova.

* * *

“La vita non è facile per nessuno... Neanche la morte… Quello che è impossibile, è giudicare”
(Georges Simenon, ‘Maigret e il barone’)

© LaRegioneTicino
Par Checca Comunista
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Mercredi 22 octobre 2008

Je rentre en Suisse de mes vacances en Israël via Milan, avec (probablement) l'un des derniers vols d'Alitalia le vendredi 12 septembre. Quoique agonisant, la compagnie italienne offre encore gratuitement le luxe des quotidiens à tous ses voyageurs. J'en profite volontiers pour faire une revue de la presse après presque trois semaines de "décrochage" de l'actualité de mon Pays. Sur R2, le supplément culturel et d'approfondissement de la Repubblica, grand journal national édité à Rome, je lis un dossier de trois pages consacré à la vague d'homophobie montante dans la capitale. Insultes, agressions physiques et verbales, ainsi qu'actes de malveillance à l'encontre des lieux LGBT (associations et commerces) se succèdent dans un climat d'indifférence générale, à quelques exceptions près.

Dans le même supplément, une page entière relate de l'attitude révisionniste et négationniste des fautes du Fascisme affichée de manière de plus en plus fière et désinvolte par un certain nombre de dirigeants politiques, à commencer par le Ministre de la Défense, monsieur Ignazio Larussa, et le Maire de la ville éternelle, Gianni Alemanno. Les deux sont des exposants de l'Alliance nationale (AN), parti soi-disant postfasciste, allié de Berlusconi depuis 1994 et dès lors participant à tous ses exécutifs. AN est bien connue pour ses positions méprisantes vis-à-vis de l'homosexualité. Pour la petite histoire, en 2004 son ministre pour les Italiens de l'étranger, Mirko Tremaglia, avait traité les homosexuels d'«enculés» dans un communiqué de presse officiel du ministère (!) tandis que, précédemment, le président du même parti, Gianfranco Fini, avait affirmé à la télé que les homosexuels n'auraient pas dû être instituteurs dans les écoles primaires (monsieur Fini est à présent le président de la Chambre des députes, c'est à dire la troisième charge de l'État)...

Ce sera peut-être un hasard, mais lire tout ça en revenant d'Israël, où j'ai visité avec une vive émotion le Yad Vashem, le musée de la Shoah, m'a fait penser avec effroi aux témoignages de ceux qui ont fait les frais de la "Nuit de cristal". Ils y évoquaient, entre autre, la situation d'indifférence générale face aux violences subies et la condition d'isolement dont ils souffraient. Je me suis ainsi trouvé à constater les analogies entres les deux moments: vitrines qui volent en éclats, chauffeurs de taxi qui se refusent de transporter des personnes (en l'occurrence: un couple gay), indifférence, isolement, minimisation de la gravité des faits et de leurs retombées présentes et futures.

Bien entendu, l'Italie de nos jours n'est pas l'Allemagne nazie d'il y a soixante ans – et le contexte international non plus. Surtout, il n'y a pas l'intention délibérée d'exterminer systématiquement un peuple ou une communauté. Toutefois je me dis que cette indifférence, unie à la recrudescence de l'hostilité contre les homosexuels (et contre d'autres groupes déjà persécutés, tels que les Rom), est certes un symptôme fort inquiétant. [Pour prévenir une dérive vers des maux plus sérieux, il faut certainement faire œuvre de vigilance et preuve de solidarité pour lutter contre l'isolement civil des communautés concernées. Mais il faut d'abord restaurer sans cesse et à tous les niveaux la réalité historique et les valeurs humanistes, qui placent la dignité de l'être humain à la base de toute action et doivent constituer le fondement de toute culture démocratique de gouvernement. Nous tous, en tant que citoyens et homosexuels, nous devons nous en charger au jour le jour, tout en ayant la chance de vivre ici une réalité bien plus confortable.]

Par Checca Comunista
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Dimanche 10 août 2008

«Il Partito Democratico (Piddì) ne ha fatta un'altra delle sue! Vale a dire: un autogol.» A questa fulminea considerazione mi sono lasciato andare l'altro giorno, leggendo un articolo del Corriere della Sera del 4 di agosto (pagina 11).

Maria Teresa Meli riferisce che il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, «riceverà gli omosessuali olimpici», ossia i «medagliati» degli Eurogames (i Giochi LGBT) svoltisi a fine luglio a Barcellona.

E che cosa c'entra il Piddì? Artefice dell'incontro istituzionale nella Sala della Lupa di Montecitorio è infatti la deputata Piddì Paola Concia, «gay [sic!] dichiarata, nonché vincitrice di una medaglia d' oro nel tennis agli Eurogames 2008».

Complimenti per l'oro, meno per la telefonata a Fini in cui ha proposto l'incontro. L'onorevole Concia (sic!2) – riferisce il Corsera – «Per la verità era convinta di ricevere un bel «no» da parte del presidente della Camera» e quindi di rilanciare la polemica sulla notoria omofobia del deputato Fini. Il quale, in tempi in cui non era neppure sospettato di poter assurgere ad alte cariche istituzionali (1998), dichiarava «Se lei mi chiede "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?", la mia risposta è no», e in tempi in cui – ahinoi   "assurgeva" (2005, Ministro degli Esteri) insisteva: «Non ho cambiato idea. Allora ho detto che ostentare comportamenti gay, diversi può determinare fastidio».

Assist formidabile, quello della Concia, che sdogana Fini, uomo delle istituzioni di tutti, persino dei «culattoni» (così l'allora ministro Tremaglia – 2004 – dello stesso partito di Fini), e fa della cinquantina di baldi atleti recatisi alla Camera, i testimonial inconsapevoli (sic!3) di tale catastrofica operazione.

Un consiglio alla Concia e al Piddì: «datevi al tennis!» (o in materia di diritti LGBT siamo conciati).

CheccaComunista
checcacomunista@gmail.com

Par Checca Comunista
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Samedi 9 août 2008
L'identità - è risaputo - si forma attraverso il confronto con l'«altro». Che sia per un processo di adesione all'«altro» (con il quale, appunto, ci si identifica in tutto o in parte) o di differenziazione dall'«altro» (dal quale si prendono le distanze), in entrambi i sensi, l'«altro» ci è indispensabile come termine di paragone e di definizione e, anche perciò, dobbiamo preservarne il libero sviluppo.

La mia «identità editoriale» si è formata constatando e rivendicando fieramente se non altro due contrapposizioni.

La prima: essere «comunista» nel 2008 è un delirio o un'utopia, di cui
«altri» hanno decretato l'anacronismo quando non addirittura la natura criminale. Ebbene, io sono fiero di aderire a un'idea di uguaglianza (non di uniformità - si badi - né di omologazione o di fungibilità) degli esseri umani.

La seconda: qualificarsi come «checca» significa assumere a testa alta il fatto di far parte di una parte vituperata, quella degli omosessuali, a sua volta vituperata da molti altri omosessuali (e siamo al paradosso apparente della minoranza intollerante con se stessa, su cui tornerò...).

Ecco dunque come nasce CheccaComunista. Questo blog, rispettoso di tutti (individualità, minoranze e maggioranze) a condizione di reciprocità, afferma senza compromessi la propria identità e, a partire da quella, il suo punto di vista originale. Controcorrente non già per partito preso ma per lucida (e scomoda) rappresentazione del contesto in cui le mie riflessioni maturano: l'Italia di oggi.

Non dispiaccia agli omofobi di turno né agli omosessuali in cerca di plauso e assimilazione (magari per il tramite di una virilità sguaiata, dell'insofferenza verso checche, camioniste ed effeminati, della rinuncia alla rivendicazione della parità), i diritti, che tramite il dibattito dai colori vivaci qui usati, intendo affermare, sono tali
in quanto «diritti di tutti». Di noi checche comprese!

ll tempo del riscatto è arrivato. Checce di tutto il mondo, unitevi!

Buona lettura a tutti e buona scrittura a quanti vorranno dare un contributo.

CheccaComunista

(checcacomunista@gmail.com)
Par Checca Comunista
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