Lundi 5 octobre 2009 1 05 10 2009 00:57
A seguito dell’omicidio di Lindy Jacoma, riflettori e telecamere si
sono accesi sulle frequentazioni, da parte di uomini omosessuali,
delle aree di sosta autostradali; frequentazioni prevalentemente a
scopo sessuale.

Dopo lo sconcerto per il fatto di sangue e la paura (o la
rassegnazione?) di molti omosessuali, una domanda imbarazzante aleggia
nell’opinione pubblica: perché “insospettabili” padri di famiglia,
studenti, lavoratori, professionisti, persone dabbene, si riducono a
frequentare luoghi squallidi e maleodoranti, talora mettendo persino a
rischio la loro incolumità? Tutto ciò per qualche attimo di sesso?

Per decenni si è pensato di poter rispondere sbrigativamente di sì,
imputando tutto alla perversione e alla devianza. Difatti, finché
l’omosessualità è stata assimilata a perversione e devianza, la
risposta affermativa archiviava il fenomeno dei così detti “balletti
verdi”, che in tal modo appariva basato su una logica stringente: a
una pratica ritenuta riprovevole – il sesso fra maschi – faceva da
sfondo una cornice sordida e clandestina.

Oggi le conoscenze in materia di omosessualità e l’evoluzione del
dibattito pubblico sul tema consentono di rispondere in maniera più
sincera e argomentata alla scomoda domanda. Ora che un omicidio s’è
consumato, è doveroso sollevare anche in Ticino la coltre di omertà
sul fenomeno, possibilmente per rimuoverne le cause ed evitare lo
stigma.

La gran parte delle persone omosessuali che si recano in quei posti lo
fa perché non ha alternative. Sul piano oggettivo, per esempio, perché
da noi non ci sono bar o luoghi associativi in cui si possa vivere
senza essere giudicati – e magari anche vilipesi o malmenati – per la
propria omosessualità. Sul piano soggettivo perché, non osando
dichiararsi, molti omosessuali sono costretti a relegare quest’aspetto
della loro identità vivendolo in luoghi “anonimi”, la cui
frequentazione non sia direttamente riconducibile, per l’appunto, alla
condizione omosessuale. Per essere chiari: entrare in un esercizio
commerciale gay, soprattutto là dove vige la legge de ‘Il paese è
piccolo e la gente mormora’, equivale a incollarsi addosso un’odiosa
etichetta. Piuttosto che appiccicarsela da soli, molti – molti più di
quanto non si pensi, in particolare tra le generazioni non più
giovanissime – preferiscono il buio, il freddo, il pericolo.

Se è successo quello che è successo sul Monte Ceneri; se ogni giorno
succede che omosessuali giovani e non più giovani vengono insultati,
aggrediti, pestati, è perché, nella nostra società c’è ancora molta
intolleranza. E quando si parla d’intolleranza – ma preferirei parlare
di mancanza di rispetto – non bisogna pensare per forza a gesti
criminali. L’intolleranza si propaga in maniera diffusa e strisciante,
per esempio allorché ci si scandalizza per un innocuo bacio gay (del
resto, ne avete visti mai, in Ticino?). Ogni gesto, ogni espressione
che inibisce a un omosessuale di fare in pubblico ciò che comunemente
tutti gli altri fanno, è un gesto che condanna molti omosessuali a una
vita clandestina e sofferta. Il delitto del Monte Ceneri ne ha dato la
riprova.

* * *

“La vita non è facile per nessuno... Neanche la morte… Quello che è impossibile, è giudicare”
(Georges Simenon, ‘Maigret e il barone’)

© LaRegioneTicino
Par Checca Comunista
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